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Le parole che non vogliamo sentire

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Oggi su Repubblica c’è un’indagine sulle parole dei “tempi nuovi“. Cosa unisce o divide gli italiani. Ci sono due specchietti, uno con le parole più amate, l’altro con le parole out.

Al di là di tante letture che possono essere fatte mi colpisce una cosa: la parola “sinistra” è al quarto posto tra le parole più odiate dagli italiani, considerate divisive (destra è solo nona), la prima è indignazione”. Se poi si leggono le parole che uniscono, tra le prime cinque troviamo solidarietà (prima), pari opportunità (quarta) e uguaglianza (quinta).

Mi chiedo: cosa è diventata la sinistra in questi anni se i suoi valori sono amati, ma il solo nominare la parola fa lo stesso effetto di un gessetto premuto a forza su una lavagna? E ancora, odiare il concetto di indignazione, significa odiare il caos (che di questi tempi può essere comprensibile), o significa rassegnarsi ed accontentarsi?

Lo dice uno che in genere odia gli indignati di professione, ma al tempo stesso – come direbbe un tizio dei primi del novecento – non sopporta gli indifferenti.

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