Uncategorized

Politicamp, giorno II

Immagine

L’arrivo a Reggio Emilia è benedetto da segnali incoraggianti. Mi fermo a prendere un panino con bresaola e sesamo nel bar della stazione, con la radio che passa i Pearl Jam. “Dissident”, dissidenti. Sarà una radio civatiana?
Mi passano a prendere Marco e Francesca ed arriviamo al Chiostro della Ghiara che già parlano, dal palco, alcune persone. Il clima è rilassato. L’età media molto bassa. Ragazzi che discutono di politica e di Pippo (tutti lo chiamano per nome) ai tavolini con birre e succhi di frutta.
Io sono qui per ascoltare, ripeto, e perché sono curioso. Acquisto la borsetta di tela con il simbolo W la libertà. Le prime tavole rotonde del pomeriggio sono sulla comunicazione politica. Amenduni, poi Renato Soru, le doparie, il circolo cagliaritano “Copernico” gestito in modo orizzontale e sperimentale.
Ecco “sperimentazione” è il concetto che circola di più. Sembra un piccolo cantiere di idee.
Valentina Spata, una ragazza siciliana dai capelli lunghi, racconta al sua espulsione dal Pd di Ragusa per aver contestato una linea politica scellerata di alleanze locali con la destra e con personaggi ambigui. Giù applausi.

Interviene Libera, intervengono ricercatori universitari, liberi cittadini. Parlando con i ragazzi di Parma e Reggio Emilia mi dicono che la situazione è dura. Le tessere non si fanno più, le persone non le vogliono. C’è disaffezione, la scelta del governo di larghe intese e a tempo illimitato non viene digerita dalla base. E che fare un congresso chiuso non ha senso, perché rischiamo di non trovarci nessuno, dentro al partito.
Si parla di regole e di Renzi. Alcuni lo hanno votato, (“ma adesso non lo rivoterei neanche come amministratore di condominio”), altri Bersani (“ma il tortello magico ha fallito”).
Pippo si aggira in magliettina tra i tavoli. Visto da vicino è piccolo e vispo. Sorride, si guarda intorno. Si mette in un divanetto in un angolo e ascolta tutti fino a sera inoltrata.
Pare li confessi. Ci avviciniamo per parlarci, ma la coda è lunga. Quando finisce, si mette a tavola accanto a noi. Ci viene a chiedere il pane, è stremato, ci chiede “Posso #Occupypane?”. Si vede anche il cancelletto nella domanda, ve lo giuro.

La sera, qualcuno dei ragazzi venuti lì da tutta Italia, inizia a chiedersi se non sia il caso di organizzarsi seriamente. Ma il clima per ora è questo. Sperimentale. Tanti ragazzi attratti dalle idee che ronzano intorno a Civati. Manca un’organizzazione scientifica. Forse arriverà, o forse rimarrà questo sperimentalismo che fa sembrare il Pd una cosa contemporanea. Un circuito di idee.
“Domani, vedrete, che con il discorso di chiusura ci dirà qualcosa di più, ci dirà come muoversi”, sperano in molti. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...