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Civati giorno III, e un Pd indie-rock

ImmagineCosa rimane di un fine settimana a Reggio Emilia. Intanto l’accoglienza dei vecchi amici, e la loro ospitalità. La possibilità, grazie a loro, di toccare con mano un fermento che c’è, e che per fortuna è interno al Pd e lo rende un mondo vivace e meno grigio. Rimane anche il pranzo con lo gnocco fritto, salumi e lambrusco (e rimarrà per ore, impedendomi di far cena). E lì si contanto le prime divisioni tra i Civatiani: quelli di Reggio confidano su gnocco e mortadella, quelli di Parma non transigono sul crudo.

Civati si candida, e si trascina un mondo di ragazzi che vivono ai margini del “partito”, lavorano ai fianchi, e che forse senza di lui sarebbero già altrove (Sel? 5stelle? a casa?). Dalle magliette che indossano, sembra di stare ad un concerto indie-rock, o ad una festa di Emergency. Dirò di più: sembra di stare in un partito di sinistra.

Il discorso di Civati a chiusura della 3 giorni è breve, circa mezz’ora (video). Ha parlato un po’ a braccio, un po’ secondo una scaletta di piccoli temi intrecciati. Qualcosa di molto di verso rispetto ai “discorsi conclusivi” dell’epoca post-Pci. Una scaletta da epoca dei blog. Concetti brevi, autoconclusi, spesso con la battuta ad effetto. Felici i passaggi su Fiom/Berlusconi, o su piccioni/pitonesse. Efficace il ragionamento su “il nuovo non è a destra”. Un momento rivelatore quando ha fatto salire sul palco il fidato Nico Giberti,  dicendo: “Ecco chi mi sostiente. A costo di sembrare matto quando mi chiederanno chi c’ho dietro risponderò Nico”. Tradotto significa: nessun big Pd, ma ragazzi normali che si impegnano nelle associazioni e nelle amministrazioni locali. Manca forse un pensiero più organico sul PD e sull’Italia che non parta sempre da una “critica a”. Su questo la vicinanza a Barca potrà essere determinante, vediamo come procederanno i due.

Rimango della convinzione che quello che dice, ed anche come lo dice, rappresenti il pensiero profondo di buona parte degli elettori PD. Per guidare un partito dal 40% però dovrà passare alla svelta dal ruolo di grillo parlante (anche perché di grillo ce n’è già uno), a quello di leader. Innovatore, contemporaneo, fresco, ma anche rassicurante.

I ragazzi incredibili dell’Emilia, terra di frontiere di diritti e politica, scherzano a fare i dissidenti che verranno spediti in Siberia. Il rischio più grande, per me, è che rimangano incastrati sul web. Io invece gli auguro che si sappiano muovere presto nella società. E che il loro entusiasmo disinteressato, qualunque sia l’esito del congresso, sia contagioso per tutti. Ce n’è bisogno.

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