Pensieri smeraldi

ImmagineAnche ieri i giornalisti hanno inseguito un miliardario fuori dalla sua villa in costa smeralda per chiedergli notizie sul governo, e future alleanze. Grillo ha risposto che non darà mai un appoggio al Pd per fare un nuovo governo.

La stessa cosa l’ha detta prima, durante e dopo il voto. Lo ripete da mesi, l’obiettivo è il 100% o il collasso del sistema. Tutto il resto è indifferente. Piaccia o non piaccia ai suoi elettori ed eletti. E’ una posizione, coerentissima e chiarissima, di chiusura totale. Eremitica.

Qualcuno, però, lo dica a Travaglio, che nei video osannati che girano in rete continua a dare la colpa di tutto – ma proprio di tutto – al Pd: che non si è fatto un governo con Grillo (do you remember lo streaming con quei due soggetti finiti nel dimenticatoio?), che la gente vota ancora Berlusconi, che esistono ancora la calvizie, il morbillo, rete 4, la fame nel mondo, i pinocchietti, i suv parcheggiati in terza fila.

O Travaglio è semplicemente miope, e allora ci fa tenerezza, tipo il soldatino giapponese ancora in guerra nelle isole del pacifico, o è pura malafede. E’ proprio vero che ogni pensiero unico ha bisogno dei suoi cantori. Prima erano Emilio Fede e Giuliano ferrara, ora sono gli Scanzi e i Travaglio.

A me rimane il dubbio, ad agitarmi i sogni. Non mi lamento, dormo poco, ma sono contento così.

Un gesto rivoluzionario

Il giorno dopo… non è successo niente. L’Italia è come l’avevamo lasciata ieri. Gli eserciti contrapposti, meno appassionati di un tempo (la noia dopo un po’ arriva anche per le saghe più sanguinose), tornano a lavoro o fanno le valigie per le vacanze.

C’era chi aspettava questo momento da anni. E ora? Troppo poco? Troppo? Congiura contro un innocente? L’impunito che comunque la fa franca? E’ come la delusione del primo bacio a 14 anni. Uno crede chissà che, ma poi succede poco. Anzi, è pure una roba umidiccia che mette un po’ a disagio.

Il problema è che abbiamo perso 20 anni ad odiare o amare un uomo, un incantesimo passato per discese in campo, Ruby Rubacuori, editti bulgari, leggi Cirielli, non si vende Kakà, bandane, divorzi, chi non salta comunista è, meno male che Silvio c’è, Travagli, girotondi, emili fede, meno tasse per tutti, statuette del duomo di Milano.

Un circo, altro che una guerra civile, che ha congelato questo paese nell’arretratezza culturale del berlusconismo e, per contrappasso, nell’antiberlusconismo.

Per questo saluto il gesto liberatorio, spensierato, decisamente rivoluzionario del carabiniere che ieri in aula prima della sentenza, accenna ad un balletto. Il gesto di chi è ignaro di tutto il peso politico di quello che succederà di lì a poco in quell’aula di tribunale. Una scena che solo Monicelli o Fellini avrebbero potuto pensare.

Mentre i Mentana e i commentatori incravattati seguivano da ore il nulla sulle televisioni. Mentre i blogger scrivevano a vuoto (scriviamo sempre a vuoto), giocando alla battuta più simpatica su twitter. Mentre tutta un’Italia in fondo in fondo nostalgica del ventennio passato in scia dell’imperatore di Arcore – schiava o nemica -, spiava dal buco della serratura di quell’aula. E se avesse visto bene lì dentro, avrebbe trovato solo un carabiniere in alta uniformo che ballava YMCA in guanti bianchi. Quel genio.

E allora balliamo, balliamo e scappiamo via il prima possibile dall’incantesimo di questi anni fondamentalmente inutili.