Appunti per una giornata qualunque

Al bar si parla della Juventus che vince con il solito golletto dubbio.
L’Inter pareggicchia.
Berlusconi fa l’inaffidabile e fa traballare un governo malnato.
I giornali di Berlusconi iniziano a sparare cannonate e articoli diffamatori contro quelli del Pdl poco propensi a seguire il capo.
Grillo minaccia qualcosa (non mi ricordo che, ma lui minaccia sempre qualcosa).
I Pearl Jam escono tra pochi giorni con un nuovo album e forse stavolta il suono mi piace (è lo stesso, ma è buono).
Il PD non sa che fare (non sui Pearl Jam, sul Governo e Berlusconi).
L’IVA aumenta e la colpa la prende come sempre il PD, anche se il provvedimento è del 2011 a firma Berlusconi-Tremonti.
13 persone disperate annegano nel mare di fronte a Siracusa, mentre cercano un futuro in Europa, nel silenzio assordante delle nostre coscienze (non dei media: i media lo dicono, è a noi che non ce ne frega più niente di queste cose).
Oggi, 30 settembre, in Italia scadono 49 adempimenti fiscali e burocratici.
Ad ogni elezione di qualsiasi paese europeo avanzano le destre xenofobe.
Da qualche parte in Italia, in un’ennesima facoltà universitaria, si parla di concorsi truccati.
Berlusconi telefona a Studio Aperto per dire che lo spread non esiste e l’instabilità nemmeno.

Non vedo novità, sinceramente, degne di nota.
A parte il nuovo disco dei Pearl Jam.

Lavorare a credito

ImmagineOgni tanto, anche a me prende lo sconforto. Un mio amico, in un bello scambio di lettere sull’impegno e la politica, alla fine, mi scrive:

“So perfettamente che “le cose si cambiano da dentro”, che è troppo facile strare fuori a osservare e magari pure a criticare, ma per fare tutto ciò bisogna credere in un progetto, in un disegno… e questo è quello che manca a me, la fiducia nei “nostri” leader. La loro mancanza di idee, le loro incertezze mi spaventano.”

Non sono parole a caso. Ha militato, e sa cosa vuol dire.

Ecco, io vorrei che qualcuno lassù ci guardasse, per due minuti. Che vedesse la fatica, la grande fatica che facciamo e che ci desse una mano. Perché stiamo lavorando “a credito” per tenere in piedi i circoli stremati e rabbiosi; e unite le comunità che amministriamo.

Stiamo lavorando a credito, perché pensiamo che un’idea di sinistra meriti di essere portata avanti e difesa, anche (soprattutto) da voi stessi e dalle vostre assemblee nazionali. Ancora per un po’ ci si fa, solo perché crediamo che a stare fermi, a lasciare lo spazio a qualcuno ancora più stronzo di noi, sarebbe in ogni modo peggio.

Ma se questo benedetto congresso non ci ripaga un po’ della faccia che ci mettiamo tutti i santi giorni, vi meritate cento, ventimila Beppe Grillo.

Fine dello sfogo. Adesso torno ai miei pensieri costruttivi e ottusamente fiduciosi (che peggio di così…). Perché a distruggere ci pensano già gli eroi dei cavilli agli statuti e i furbetti dell’ultimora.

Tre metri sopra il cielo

Mentre il PD cerca di suicidarsi in assemblea nazionale – con qualche speranza di successo – , succede che in parlamento i cittadini 5stelle inneggino all’evasione fiscae così, come se niente fosse.

Tale signorina Giulia Sarti, onorevole cittadina del M5S (che nel suo sito ci regala questo popò di pensiero: “Non siamo tre metri sopra al cielo, ma con i piedi per terra”, uau!), ha inneggiato tranquillamente all’evasione fiscale, incoraggiando a fare tutti come un commerciante, un tizio di Cosenza che si crede eroe perché ha smesso di fare scontrini fiscali (mi chiedo chi gli pagherà l’ambulanza il malaugurato giorno che dovesse averne bisogno).

ImmagineNo ma continuiamo così, parliamo del sesso degli angeli e di chi può o non può votare alle primarie, che nel frattempo in parlamento ci mandiamo anche le scimmie urlatrici, le magiche Crimy e i fan di Moccia…

#pippementali

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Ieri, un vecchio miliardario di 80 anni dai noti problemi con la giustizia ha deciso, dopo essersi consultato con il cagnolino Dudù (foto), di cambiare il nome al suo partito. Anzi, riprendersi il vecchio nome del 1994, che magari gli ricorda la giovinezza (“…e quanto ci si divertiva nel ’94 e non c’erano bisogno di pasticchine, pompette, e tutta quella roba lì”).

Ha affittato una sede spaziale nel centro di Roma e l’ha allestita come un mausoleo personale che nemmeno Putin.

Tutto questo mentre noi ci facciamo le pippe mentali sulle regole del congresso, chi vota e chi non vota, se è più bella la piattaforma di Cuperlo, gli slogan di Renz, o i tweet di Civati e stiamo tutto il tempo a dirci: i contenuti, però, ripartiamo dai contenuti!

Questi qua domani se lui gli dice di vestirsi solo di rosa e camminare su una gamba sola lo fanno. E prendono comunque il 25% dei voti degli italiani.

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Nella foto, la nota nipote di un dittatore fascista, che ieri si è avvolta entusiasta nella bandiera di Forza Italia. Che è come vedere Bianca Berlinguer avvolta nella bandiera del PDS.

Roba da stomaci forti.

La tv a colori (dire cool non è cool, però aiuta)

ImmagineUn altro post per feticisti dei congressi di partiti politici nel terzo millennio. Astenersi perditempo.

Premessa: il 75% degli italiani il PD manco lo vota. E chi ancora ci sopporta, credo sia poco interessato alle domandine che ci vengono fatte in queste ore, di soppiatto, da qualcuno (“ma allora stai con caio?”, “o con tizio?”, “io starei con sempronio, ma pare che quello che mi diceva di stare con tizio abbia sorriso ad uno che sta con caio” ). Quindi il congresso o si usa seriamente per affermare qualche idea forte sull’Italia e sul mondo (ce le abbiamo sì?), e magari per affermare una nuova classe dirigente credibile, oppure… un’altra guerra tra bande, fatevela voi e raccattatevi i cocci.

Ora mi darete del transfuga renziano, ma mi cascano le braccia quando leggo persone intelligenti sfottere Renzi perché, dialogando con Veltroni, dice “voglio che votare il Pd torni ad essere cool“. Lo so bene che non è un programma politico. E come dice un mio amico “dire cool, non è cool” (cit.). Ma quest’ansia in qualche dirigente vecchio stampo nel trattare il tema del consenso come un fastidio, un inutile orpello mi sembra semplicemente pre-moderno e molto, molto snob (“siamo i più bravi anche se non ci votano più”).

Se non si piace, se non siamo credibili e non si ispira fiducia, poi non si producono cambiamenti. Insomma, non credo che fare le pulci a Renzi su queste stronzate ci faccia del bene. Perché agli occhi di chi segue le cose da lontano, da molto lontano (al bar vi giuro che si parla d’altro), facciamo lo stesso effetto del glorioso Pci quando si incaponì contro la Tv a colori negli anni ’70.

E noi sappiamo gli italiani cosa volevano e cosa hanno ottenuto, no?

Tanto valeva eleggere Bombolo

Quando sento questi tizi qua, divento davvero grillino anch’io.

Io, voi, paghiamo degli studenti fuori sede baciati dalla fortuna che siedono in parlamento a non capire un cazzo di quel che gli succede intorno e a fare discorsi come questo, sul complotto dell’unidici settembre (ancò?). E’ lo stesso Paolo Bernini (M5S) dei microchip impiantati sotto la pelle dal governo americano per il controllo totale della popolazione.

I marziani mutanti, no?

Mattoncini

 

Siccome ormai per strappare l’applauso servono sempre interventi incazzati. E qualcuno privatamente mi dice che anch’io sto cedendo alla moda, ecco qua un post anticonformista: un mattoncino di positività. Altrimenti finiamo solo per fare i Tafazzi e non percepire mai il (poco di) buono che c’è.

ImmagineIl ministro Maria Chiara Carrozza, eletta in Toscana dal Partito Democratico, inverte la rotta: dopo anni di tagli si investono 400 milioni nei prossimi tre anni nella scuola. Avete capito bene: si investe e non si taglia.

Significa nuove assunzioni per insegnanti precari (compresi 27mila insegnanti di sostegno), borse di studio e libri meno cari. Risolti tutti i problemi? Certo che no, magari. Ma credo sia intanto un bel segnale.  E sopratutto un esempio di come sarebbe potuto ripartire il paese se al posto di questa “strana” maggioranza ci fosse stato un vero governo di cambiamento di centrosinistra.  Ah, le occasioni perse…