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Se un partito ha paura di uscire in piazza con le proprie bandiere.

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Ieri a Suvignano (Monteroni, Siena) si è tenuta una manifestazione bellissima, con oltre mille persone per dire no alla svendita del bene sequestrato alla mafia più grande del centro nord Italia decisa dallo Stato, e sì ad un progetto di recupero portato avanti dagli enti locali (pur senza disdegnare il supporto dei privati), ma che tenga conto di un modello di sviluppo sociale e culturale dell’azienda agricola. Una battaglia portata avanti dagli enti locali assieme a Regione, Arci e Libera, per dire.

C’eravamo anche noi, come giovani amministratori di Sarteano, ma ancor prima come persone di sinistra, molte delle quali militanti del Pd. Trovo sconcertante e sintomatico che tra tutte quelle bandiere (confaloni dei comuni, arci, libera, cgil, anpi), si sia deciso che non ci potessero essere bandiere dei partiti politici in piazza. E che lo abbiano deciso o avvallato dirigenti del mio partito. Nonostante tra i promotori – per fortuna – ci fossero tantissimi bravi amministratori che per fortuna nascono ancora nel Pd della provincia senese.

E’ un segnale inquietante, e non lo dico con la nostalgia del bel tempo che fu. Significa che il Pd ha paura di mettersi in piazza, accanto alla società civile, persino nelle battaglie politiche e ideali che paradossalmente condivide, sposa e anima. Noi c’eravamo, ma senza poter mettere una bandiera. Siamo alla schizofrenia totale.

Forse da troppo tempo parliamo solo del destino personale di questo o quel dirigente e non prendiamo posizioni – o solo timidamente – sui temi che interessano le persone e la vita reale. Abbiamo detto qualcosa sulla Siria, sulla scuola, sulle battaglie per l’integrazione portate avanti dalla Kyenge, sul fisco e sul lavoro? Abbiamo stampato un manifesto? Fatto una campagna nella società?

E’ una deriva che non posso accettare. Abbiamo accusato per mesi Renzi di volere un partito tipo “comitato elettorale”. Beh, vi do una notizia: lo siamo già diventati. Spero solo che il congresso serva a riprenderci la passione e l’orgoglio per cambiare noi stessi. Altrimenti rischiamo di dare magari tanto alle nostre comunità come singoli (nelle amministrazioni, nelle associazioni), ma niente come partito. Ormai, sempre più un primarificio.

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