Se non fossimo gente di spirito…

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Delle parole in libertà dai parlamentari di Grillo a volte si ride, a volte si piange. Se non fossimo gente di spirito e non considerassimo comica la cosa, verrebbe da incazzarsi.

Dire che i check-up non servono significa giocare con la vita delle persone. Cari ragazzotti miracolati, lasciate stare. Sono cose serie, più serie di voi. Parlate di scie chimiche, di micrichip sotto pelle, votate no a tutto (tanto che vi frega, l’Italia mica è la vostra…) , presentate emendamenti pasticciati, portateci fuori dall’euro, e trattate la questione dell’immigrazione come i peggio leghisti, dite “sì, signore” al vostro padrone miliardario quando vi trova che sgarrate.

Però sulla vita delle persone, state zitti, che è meglio. La vita è un po’ più seria dei vostri tweet  paranoidi. Che poi, in quest’epoca di matti, magari qualcuno vi crede pure.

Consigliato il bellissimo libello di Carlo Cipolla, “Allegro ma non troppo. Le leggi fondamentali della stupidità umana“. Magari potremmo regalarlo alla “cittadina” Giulia Di Vita, che dite?

Perché mi candido, ecc. ecc.

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Alla tua età non ci si può disimpegnare di fare l’uomo, e la politica è l’occupazione umana e non l’ultima o la meno nobile. Il che non vuol dire intrupparsi senza discernimento, ma partecipare, in un’ora incandescente e decisiva, alla vita del paese, portandovi con sincerità e disinteresse, il proprio modesto contributo di anima e di passione, d’esperienza.

Vuol dire mettersi vicino a color che hanno un sentire eguale al nostro, affinché la nostra voce possa venir meglio udita. Essere di punta, stare di vedetta fuori e dentro il partito: e non aver paura di urtare contro i miti, vecchi o nuovi che siano.

E’ tempo di gridare sui tetti tutta la verità che si crede di possedere, e di combattere tutti gli errori che vediamo”.

Don Primo Mazzolari, prete partigiano, lettera a un ventenne.

Perché mi candido segretario del PD (di Sarteano)

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So bene che sfido il senso comune di diffidenza di molti di voi. Molti degli amici al quale l’ho detto hanno sgranato gli occhi, poi hanno capito, qualcuno ha approvato. Alcuni mi danno per spacciato. E’ una malattia strana, la militanza. Che uno si convince che le cose si cambiano cambiandole. Dal basso, perdendoci tempo, sacrificando buona parte del tuo tempo e della tua vita privata. E che se adesso è più difficile prendere per le corna il pessimismo e il disincanto, non è detto che sia meno entusiasmante.

Ho molte ragioni per accettare l’invito che molte persone – fuori e dentro il Pd -, mi hanno rivolto. La principale è che se vuoi bene ad una comunità, e vuoi farla crescere, lo fai spendendoti all’interno. Prima di accettare mi sono preso del tempo per parlare con un po’ di persone (con altre ci parlerò in queste ore). Capire cosa ne pensassero. Se è possibile allargare il cerchio e far entrare aria fresca. Qualcuno sì, qualcuno forse, qualcuno in futuro se saremo bravi.

Mi candido per riprendere e continuare quella stagione straordinaria delle elezioni amministrative 2012, che hanno portato Francesco Landi e la sua squadra a guidare con mitezza e passione questa comunità. Si respirava un’aria bella in quei giorni, ed i primi risultati dell’amministrazione confermano quanto avevamo detto alla gente. Con qualche difficoltà, certo, ma sempre mettendoci sincerità e lavoro.

Domenica prossima (20 ottobre 2013 d.c.) ci sarà il congresso locale del Partito democratico. Lì presenterò formalmente la mia candidatura e la squadra che ha deciso di sostenermi; in modi diversi, dentro e fuori dal Pd. Non ho fatto bilancini. Di alcuni di loro non so nemmeno cos’hanno votato alle primarie di novembre, né ho chiesto cosa voteranno nelle primarie di dicembre. Sono logiche di schieramento più vecchie del vecchio. Mi basta che siano un po’ incazzati con il PD, ma che gli vogliano anche bene. Tanto da volerlo cambiare.

Alcuni si sono fatti convincere adesso, altri si uniranno lungo il cammino. Che c’è da fare tanto, e da soli non si va da nessuna parte.

Ditemi cosa ne pensate. Qui o per mail: mattia.nocchi@gmail.com.

Giornalismo e barbarie

ImmagineLeggo troppe parole, troppe per i morti che devono essere contati. Avrei voluto tacere anch’io.

Poi leggo un vergognoso articolo sul Foglio, di Camillo Langone, che grida vendetta. E di fronte ai morti, a troppi morti, non si può giocare con le parole. Questo tizio dice che questi disperati sarebbero stati illusi da chi dà due spicci all’immigrato che ti vende i fazzoletti alla stazione, da Letta perché ha nominato una ministra congolese (“ovvio che poi in Africa pensino che l’Italia sia il paese di Bengodi, che basti metterci piede per fare carriera a spese del contribuente“), da chi non li chiama (e li tratta) da invasori. Che è colpa nostra che non li accogliamo con doberman e fucilate.

Molti dei cento o duecento o non so quanti morti sarebbero ancora vivi, non sarebbero mai partiti temendo un’accoglienza di dobermann e fucilate, anziché di sorrisi e mense, volontari e preti.

Doberman e fucilate. Doberman e fucilate. Me lo ripeto in testa. Perché me lo voglio immaginare. Un argine di doberman e fucilate. Chi spara? Spari tu Langone? Spara un carabiniere per 1.100 euro al mese? Spara l’esercito?

Per fortuna, anche se mi sforzo, non me lo immagino. Come né io, né te, stronzo di un Langone, possiamo immaginarci cosa spinge un ragazzo dell’africa subsahariana a lasciare tutto, dare tutti i pochi soldi a chissàchi, a mettersi in una zattera senza sapere che fine farà, con l’unica certezza che rimanere dov’è, è comunque peggio che rischiare la morte.

Restiamo umani, almeno noi, se possiamo.