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Arrischianti: “Iniziammo a fare teatro in un vecchio cimitero, adesso siamo una fucina di talenti”

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Questa intervista l’ho scritta per il portale lavaldichiana.it con il quale continuo una proficua (e gratuita) collaborazione. Mi permettono di scrivere quello che voglio, e questo è positivo. Con loro ho iniziato una serie di interviste ad alcuni operatori culturali del sud senese. Oggi gioco in casa, a Sarteano, ed è un vero piacere.

Pina Ruiu rappresenta la dimostrazione di quanto lavorare molto, alla fine paghi. Determinata, trascinatrice, eppure discreta, la donna del teatro di Sarteano ha costruito assieme ad un gruppo sempre più vasto di amici attori, registi, fotografi, truccatrici, uno degli esempi più belli di laboratorio culturale e creativo della Valdichiana e del sud della Toscana. Non ama molto parlare di sé, del suo lavoro di attrice, ma nell’intervista vuole concentrarci sul collettivo: quella Nuova Accademia degli Arrischianti che importa ed esporta talenti, che produce, sperimenta, riempie le poltroncine di sogni e risate in grande libertà.

“Credo molto nel concetto del “teatro abitato”, cioè di un luogo facilmente fruibile dove le persone si sentano a proprio agio e di cui sentono l’appartenenza. Anche a Sarteano è stato importante sdoganare il teatro come luogo per pochi e farlo diventare centro di aggregazione. Gran parte del pubblico, oltre ad apprezzare la qualità dei nostri spettacoli, apprezza anche il clima che si respira all’interno del teatro, l’accoglienza, l’amore che si percepisce anche dalla cura verso la struttura”.

A differenza di altri teatri, piuttosto che acquistare grandi spettacoli per i vostri cartelloni, puntate soprattutto sulle auto-produzioni, allestite un laboratorio permanente e puntate sui giovani talenti. Essere poveri aguzza la fantasia?

“Il nostro Teatro, un piccolo gioiellino di 150 posti, a metà strada tra due teatri grandi come il Mascagni e il Poliziano, ha dovuto per forza trovare la sua peculiarità e specializzarsi come centro di produzione e formazione . E’ giusto che i teatri grandi continuino a fare il cartellone con i “nomi”, perché ne hanno la forza economica e strutturale. Noi dobbiamo guadagnarci uno spazio alternativo, diverso. Per questo puntiamo sui laboratori: di scenografia, teatrali, di mimo, clownerie. Con il laboratorio permanente di tecnica d’attore abbiamo messo su una fucina di giovani talenti che possono approfondire vari aspetti della tecnica teatrale, fare stages con docenti esterni e partecipare alle nostre produzioni mettendosi subito alla prova sul palco.”

Il logo dell’associazione è un veliero che affronta una tempesta, che ben simboleggia la vostra storia di rivincita. L’Accademia nasce prima del Risorgimento (1731), resistite a due guerre mondiali, ma negli anni del boom economico, avviene il declino. Come ricorda un libro di Carlo Bologni, negli anni ’60 sul palco veniva messa una tv per trasmettere “Lascia o raddoppia” con Mike Bongiorno. Nel frattempo il teatro cadeva a pezzi, e finì per essere chiuso. Ma come diceva Orson Welles (grazie google), “il teatro resiste come un divino anacronismo”. Nel 1986 a Sarteano rinasce “La Nuova Accademia degli Arrischianti”. Che anni erano quelli, quando un gruppo di giovanissimi sarteanesi riprende in mano i copioni?

“Erano anni carichi di entusiasmo e di grandi ideali. Ideali di promozione culturale e sociale per colorarci la vita attraverso il teatro e la musica in un piccolo paese come Sarteano. Come i veri “Arrischianti” da cui mutuavamo il nome, non ci fermò certo il fatto che il Teatro fosse chiuso da anni: ripulimmo quello che oggi è chiamato “Auditorium S. Vittoria” ma che allora era semplicemente “il vecchio cimitero”. Dal cancello non si vedeva neanche l’interno tanto era alta la vegetazione che lo ricopriva. Lì cominciammo la nostra attività. Iniziammo proprio con una commedia rappresentata dagli arrischianti storici: “Il Gatto in Cantina” guidati dal Prof. Antonio Colavita, con le musiche dal vivo dirette da Stefanina Casoli. Da allora si sono susseguiti spettacoli teatrali, molti diretti da Stefano Bernardini, laboratori vari con Rutelli, Masini, Aguirre, Massari, Mario Gallo. Oltre a questa intensa attività teatrale e di animazione, nasce nel 1993 “Venerdi Jazz” oggi il rinomato “Sarteano Jazz & Blues”.

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Poi negli ultimi anni, con la ristrutturazione del bellissimo Teatro degli Arrischianti avete fatto tornare gli spettatori sui palchetti o in platea.

“Inaugurammo il teatro con “Buonanotte Bettina”, la commedia musicale di Garinei e Giovannini con la regia di Stefano Bernardini, e fu un grande successo. In seguito abbiamo lavorato molto cercando di riabituare la gente a teatro, per renderlo un luogo vivo. Spesso in teatro abbiamo contemporaneamente la Sala dell’Orologio occupata con i laboratori, il palcoscenico impegnato per le prove di qualche spettacolo e il foyer utilizzato per lezioni di musica o altro. Insomma è un pullulare di persone, di attività: in poche parole di vita!”.

 

Quindi nuovi allievi, collaborazioni con altre associazioni, e soprattutto un processo di maturazione al proprio interno di tante figure che si stanno facendo largo in altre realtà. Insomma, un cantiere aperto e brulicante. Quanto lavoro c’è dietro?

“Molto, e parte da lontano, grazie ad uno zoccolo duro che non ha conosciuto cedimenti. Niente nasce per caso e improvvisamente. Un nostro regista ed autore, Gabriele Valentini, ad esempio, è entrato nell’associazione poco più che adolescente ed è cresciuto con noi. Laura Fatini si è accostata una decina di anni fa, proponendo inizialmente i laboratori per poi passare alle regie. L’altro nostro regista, Stefano Bernardini, ci ha accompagnato fin dagli esordi firmando le sue prime regie. Tutti hanno trovato un ambiente favorevole per mettersi in gioco, per sperimentare il proprio talento. Importante è non chiudersi, non temere il ricambio generazionale. “

ImmagineAvete ottenuto la residenza teatrale per tre anni, come pensate di sfruttarla?

“E’ stata un’ottima soluzione che vogliamo utilizzare per un’ulteriore professionalizzazione, ospitando compagnie, organizzando stage, laboratori e per ottenere qualche anteprima. A breve, ad esempio, avremo in residenza per una settimana Alessandro Serra, regista e fondatore di Teatropersona, che proverà da noi la sua ultima produzione. Offrire alle compagnie il teatro e l’assistenza della compagnia residente per poter provare le proprie produzioni prima del debutto, potrebbe essere il modo per arricchire il nostro cartellone con diverse anteprime a costi contenuti”.

Gli Arrischianti sono tra le realtà più apprezzate anche al di fuori di Sarteano, non a caso collaborate stabilmente con il Cantiere internazionale d’arte di Montepulciano. E’ difficile lavorare come area? Si può crescere ancora in questo senso?

“Molti di noi avevano già partecipato negli anni agli spettacoli del Cantiere, di recente la collaborazione si è rafforzata. Ora parliamo di co-produzioni, e l’aver scelto la nostra “Tempesta” come anteprima del Cantiere 2013 ci ha certamente fatto molto piacere. Sarteano tra l’altro è fra i Comuni aderenti alla Fondazione Cantiere e la collaborazione si sta consolidando ormai su più fronti. Io credo che l’importante sia che ciascuna realtà abbia una propria specificità e quindi possa interfacciarsi con le altre senza timore di essere “fagocitata”. Uno scambio positivo. Per esempio, di recente, i nostri registi Valentini e Fatini sono stati chiamati dalla Fondazione Orizzonti di Chiusi per allestire uno spettacolo teatrale per la prossima stagione“.

Non solo teatro, iniziative sociali, penso al tema dei diritti della donna, e grazie soprattutto all’impegno di Sergio Bologni, il “Sarteano Jazz & Blues”, un festival raffinato e di grande qualità. Siete già al lavoro per l’edizione di agosto 2014?

“Crediamo molto sulla valenza sociale del Teatro. Chi fa cultura non è avulso dal contesto e deve utilizzare i mezzi che ha a disposizione per stimolare una società sempre più distratta e veloce.
Per quanto riguarda il Festival Sarteano Jazz & Blues, viviamo una fase delicata. In tutti questi anni abbiamo visto crescere il Festival qualitativamente e come riscontro di pubblico. Purtroppo si sono chiusi molti canali di finanziamento: Fondazione MPS, Regione, Provincia. Le ultime edizioni sono state rese possibili con un sostegno del comune e grazie al contributo decisivo di investitori esterni, penso soprattutto alla Fondazione Monteverdi Tuscany. Per il 2014 stiamo ancora lavorando, non vogliamo certo interrompere un Festival che dura dal 1993, a cui siamo molto affezionati”.

 

 

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