“Portiamo la musica negli asili nido, tra i banchi del mercato. Serve allenamento: la cultura, è come andare in bici”

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Ecco l’intervista che ho pubblicato questo mese su lavaldichiana.it a Sonia Mazzini, Presidente della Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano.

Parlare di Cantiere Internazionale d’Arte obbliga partire dal manifesto di Henze, dove si teorizzava un’officina per giovani artisti, una contaminazione con il pubblico e una ricerca di nuove forme artistiche. Dove, soprattutto, non si viene pagati ma agli artisti deve bastare vitto e alloggio, naturalmente con la buona cucina toscana. E’ difficile rimanere fedeli a quel manifesto semplice e rivoluzionario?

La fedeltà al manifesto di Henze non è una scelta romantica, ma una necessità inderogabile. Essere all’altezza di una personalità come quella di Hans Werner Henze, tra i più gradi compositori e divulgatori culturali del Novecento, è un’incombenza che richiede impegno e dedizione: pur nei nostri limiti siamo fieri di perseguire la costruzione di una manifestazione come il Cantiere che non è un festival commerciale, ma un evento di animazione sociale dove gli artisti lavorano senza percepire compensi, in cambio soltanto di un’esperienza culturale e formativa. A Montepulciano, diceva Henze, siamo tutti insegnanti e al tempo stesso studenti.

Il successo del Cantiere è sotto gli occhi di tutti. Nella varietà degli spettacoli, nelle collaborazioni, come ci si perfeziona dopo trentanove anni?

Cerchiamo di essere aperti a qualsiasi collaborazione locale, nazionale ed internazionale che migliori le nostre competenze e la nostre sensibilità. Siamo convinti che solo dal confronto scaturisca il miglioramento: per questo collaboriamo con realtà culturali prestigiose come il Royal Northern College of Music di Manchester, con istituzioni ministeriali, regionali ed europee e con numerosi soggetti locali. Il perfezionamento però si ottiene anche promuovendo la didattica musicale, così da formare nuove generazioni sensibili e aperte ai diversi linguaggi culturali.

Sonia MazziniCantiere è un’istituzione sulla quale punta molto il Comune di Montepulciano e l’intera area Valdichiana. Quanto è cresciuta la rete di collaborazioni?

Siamo arrivati a gestire un Istituto di Musica e la stagione del Teatro Poliziano, così come abbiamo ampliato le nostre attività sul territorio. Sulla didattica musicale, ad esempio, siamo molto attivi a Cetona e Sarteano, dove abbiamo aperto sedi distaccate della nostra scuola musicale. In questi Comuni, così come a Pienza e a Torrita di Siena, portiamo avanti da anni i progetti di propedeutica musicale nelle scuole. Sempre a Torrita di Siena abbiamo organizzato le ultime due edizioni del Concorso Internazionale di canto lirico “Giulio Neri”, lanciando la competizione sul panorama nazionale. Abbiamo addirittura un corso di organo a Gioiella, in territorio umbro.

 

Qualche anticipazione per la prossima edizione?

Il prossimo ottobre ospiteremo l’Orchestra giovanile di Zurigo per una tournée che stiamo organizzando in diverse città toscane. E il prossimo 39° Cantiere Internazionale d’Arte, oltre ai consueti appuntamenti diffusi su tutti i Comuni aderenti alla Fondazione Cantiere, prevede uno spettacolo di teatro musicale itinerante che si muoverà su diverse piazza del territorio. Vorremmo allargare ulteriormente questa rete di cooperazione e siamo quindi disponibili a qualsiasi proposta che valorizzi la produzione culturale della Valdichiana, a partire dai i teatri dell’area.

Un territorio come il nostro senza cultura sarebbe quasi esclusivamente paesaggio e storia. Che non è poco, per fortuna, ma non sarebbe abbastanza. Produrre cultura evita di tenderci pura periferia, ci mantiene vivi e in salute, concorda?

La produzione culturale, in tutte le sue declinazioni, è l’unità di misura per la salute di una società. Siamo talmente convinti di questo che lavoriamo alacremente, ogni giorno, per animare la creatività locale, nazionale ed internazionale. Chi produce cultura ne diventa anche un consumatore consapevole: siamo quindi fortunati ad essere radicati in un territorio vivace, dove, oltre a noi, ci sono numerose altre realtà: scuole di musica e danza, compagnie teatrali, associazioni culturali di ogni natura. Stiamo forse scoprendo quanto sia bello e salutare essere vitali.

Accennavi ad alcuni progetti musicali nelle scuole primarie, addirittura negli asilo nido. Quanto è importante far crescere i bambini immersi nella musica?

Un bambino che segue i nostri progetti didattici è un bambino che apparentemente suona le claves (i legnetti), ma che in realtà sta imparando la coordinazione motoria, il senso ritmico, la socializzazione del lavoro di gruppo e mille altre virtù scientificamente dimostra dalle ricerche su cui si basano i nostri modelli pedagogici. Per non parlare dei bambini di 6 anni che vanno a scuola con violini e violoncelli: lì serve disciplina, attenzione, sensibilità intellettiva. Bastava vedere i nostri ragazzi che hanno recentemente messo in scena un’operina e un concerto per rendersi conto dei benefici.

Eppure l’Italia, paese di grandi talenti  musicali e tradizione artistica, affida l’insegnamento delle arti e non solo musicale, ad un ruolo di secondo piano, quasi accessorio.  Il ruolo pubblico quale dovrebbe essere?

In un paese come l’Italia, in una regione come la Toscana, conoscere le arti e i linguaggi culturali significa conoscere se stessi, il contesto dove si nasce e si cresce, la predisposizione all’apertura mentale che sarà sempre premiata, anche sul piano professionale. Per questo sarebbe necessario un investimento massiccio di risorse e di innovazione sulla scuola pubblica.

Anche la cultura deve fare sforzo di rendersi popolare?

Sicuramente sì. Noi stiamo provando ad aprire tutte le nostre produzioni ad una fruizione più possibile popolare, anche se non è sempre semplice perché talvolta la crescita culturale richiede uno sforzo che ognuno di noi deve fare. Del resto, se uno fa 5 km in bicicletta dopo un periodo di inattività si sentirà affaticato, ma alla lunga la muscolatura sarà più tonica. Proprio per rafforzare la muscolatura culturale del nostro territorio, noi cerchiamo di aprire concerti gratuite nelle piazze e nelle strade e di mantenere accessibili i prezzi dei biglietti: abbiamo persino portato affermati professionisti internazionali ad esibirsi tra i banchi del mercato di Montepulciano.

Tempo di elezioni europee. Non ti chiedo certo valutazioni politiche, ma il Cantiere lo scorso anno è stato l’unico festival culturale italiano riconosciuto a livello europeo. Un prestigio importante, un orgoglio per Montepulciano e per un’intera area che crede nel progetto. Dobbiamo forse toglierci qualche pregiudizio in più sull’Europa e imparare a sfruttare le possibilità offre?

Abbiamo compreso l’importanza dell’Unione Europea lavorando al progetto che è stato finanziato nel 2013: siamo testimoni diretti delle risorse economiche, sociali e culturali che può offrire l’Europa, a patto che decidiamo noi cittadini di esserne protagonisti. Siamo stati invitati al Forum europeo della cultura di Bruxelles, stiamo collaborando con Siena2019 – Città candidata a capitale europea della cultura, ci stiamo confrontando con le istituzioni europee perché dobbiamo occupare tutti i possibili spazi di cittadinanza. E perché dobbiamo capire che l’Europa siamo noi.

#ionondimentico

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Quel 23 maggio 1992, dopo il telegiornale, mi portai Repubblica in camera e la lessi tutta senza fiato. Me lo ricordo come fosse ora, lo appoggiai per terra, tra il letto e il termosifone. In quel momento decisi che avrei voluto fare il giornalista, da grande. Forse, se cerco nei miei vecchi ritagli, ce l’ho ancora.

Purtroppo non si diventa quasi mai quello che si sperava a 13 anni, e si cresce più cazzoni del dovuto. E’ successo anche a me, mannaggia.

Ma per quanto cazzone sono e potrei diventare, spero mai come quel tizio dal faccino piaciente che se ne va in tv e per accaparrarsi qualche voto se ne esce dicendo che “la mafia è il compromesso (?), la mafia sono Cuperlo (??) e Civati (???)”. E lo dice senza ridere. Le cose serie, non sporchiamole con le beghe quotidiane. Che a dire così, a consumare inutilmente le parole, non ci rimarrà più niente di vero in mano.