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Pagliuzze e travi

pagliuzza occhio

Ogni anno, puntualmente torna lo stucchevole dibattito sull’articolo 18 sì/ articolo 18 no. Persino lo scomparso Grillo riprende fiato per difendere i sindacati (che voleva spazzare via). Il Pd si ripolarizza come se niente fosse in un dibattito stile 1999. Ma siamo nel 2014.

Se non ci si è accorti, qua fuori c’è una disoccupazione giovanile con numeri da guerra civile, dove intere generazioni compreso la mia non hanno mai visto i diritti di quelle precedenti (anche perché non ci siamo battuti mezzo secondo per averli!), e si vive in un mercato del lavoro dove manca poco si prende e si perde il lavoro con un tweet. Altro che reintegro.

Non so se il job act sia la soluzione. Ho sempre paura che quando si usa una parola in inglese si nascondano idee confuse e poco chiare, ma studierò meglio di che si tratta. E non credo che lasciare la gente a casa in un secondo sia la soluzione a niente. Ma o si legge come funziona il mondo, e si legge la fatica delle imprese a stare a galla tra tasse e burocrazia, o si perde tempo.

Magari non sarebbe male accorgersi che chi può usare la parola Job Act, perché di madrelingua inglese, ovvero il governo americano targato Obama, lo intendeva non solo come nuove norme sui contrati, ma per di più come tagli fiscali, investimenti pubblici per riattivare lavoro, risorse alle famose politiche attive per il lavoro (formazione), buste paga più pesanti. Quest’ultima cosa un po’ la si è fatta per 11 milioni di italiani (gli 80euro), il resto meno.

Se esistesse un welfare serio, dovremmo accorgerci che oltre che salvaguardare posti di lavoro che non esistono più perché il mercato li sta spazzando via (e via a casse integrazioni,  contratti di solidarietà, ecc.), dovremmo preoccuparci di salvare le persone, formandole seriamente per rimetterle di nuovo nelle condizioni di lavorare.

Insomma, riparlare di un articolo sacrosanto (il 18) come se fossimo ancora in una società fordista da catena di montaggio, mentre il turbocapitalismo ci sta spazzando via, comunque la si pensi, mi sembra tanto una celebre vignetta di Altan.

Ci sono travi e ci sono pagliuzze. Cosa fa più male?

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Facendo due conti

capelline vs mac

 

Facendo due conti in circa 10 anni di calvizie precoce ho risparmiato circa 6 euro al mese tra shampoo e balsamo, e circa 15 euro ogni due mesi per il parrucchiere. Significa 156 euro all’anno, quindi 1.560 euro in dieci anni.

Ecco, a questo punto mi posso comprare un MacBook pro a costo zero, grazie al mio look involontario.

Poi uno dice che la calvizia provoca problemi agli uomini. A me rischia di portare un Mac gratis.

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Altro giro, altra corsa: dallo Sblocca-Italia, Siena resta al palo

giostra

Tutto era perfetto, nel giorno in cui l’Istat certifica il ritorno dopo 50 anni alla deflazione e un mercato del lavoro con dati da guerra civile, il governo vara un decreto dal titolo entusiasmante: Sblocca-Italia.

Peccato che si tratti di investimenti che ripartono – nuovamente – dalle grandi opere sull’asse: ferrovie e autostrade. Importanti, sia chiaro, ma che come noto soffrono di lunghezza nei termini di appalto, incertezza sulle conclusioni dei lavori, insomma… tutto giusto, ma non sono quella spinta immediata per un’economia che affoga giorno dopo giorno.

Nello sblocca Italia in Toscana si premia Firenze (guarda un po’), e si mette qualche milione sulla ferrovia Lucca-Pistoia (indufficienti per dire che l’opera si completa). Niente per Siena, se non una norma sul diritto d’autore che mette al riparo i mobilifici in Valdelsa, sulla quale ha lavorato Susanna Cenni.

Quindi tanti millantati crediti, ma zero euro. Niente completamento della Siena-Grosseto con il finanziamento dei lotti che mancano, per capirci, niente raddoppio ferrovia Granaiolo-Empoli. Niente sblocco patto di stabilità per piccoli comuni. Eppure gli interventi sulle scuole di questi mesi, fortemente voluti da Renzi, avevano prodotto una miriade di piccoli cantieri in tutta Italia. Era davvero un bel segno: scuole più sicure, un segnale all’edilizia. Tombola.

A questo giro Siena salta un giro. Mettiamoci che il bonus edilizia ad oggi non viene rinnovato nel 2015, ma speriamo torni nella legge di Stabilità. E che le 1617 mail ricevute dai Comuni con segnalazioni di ritardi in piccole opere dovranno aspettare. Sblocco patto stabilità (stupidità)? Ancora niente.  E gli annunciati fondi per le misure contro il dissesto idrogeologico? Oggi non ci sono. Ci saranno a breve? Ce lo auguriamo con tutto il cuore.

Tutto subito non si può fare, vero. Ma le priorità sono ancora una volta le grandi opere e i grandi centri urbani, mentre i territori minori come il nostro restano al palo.

Saltato un giro. Aspettiamo un’altra corsa.