Il cielo negli occhi e l’inferno in bocca.

castello montagna

Chi mi conosce sa che non sono credente. E che al tempo stesso sono molto rispettoso in chi crede perché in fondo ne ammiro il coraggio (ma questo è un altro tema). Penso che la vicenda dell’illuminazione della croce del Cetona sia nata male, e proseguita peggio. Penso anche, però, che chi si doveva chiarire delle opinioni espresse lo abbia fatto, faccia a faccia, dentro ad una stanza e senza giornali, come si fa tra persone serie. Non abitiamo a New York, basta telefonarsi.

Poi, se qualcuno vuol continuare a farci speculazioni politiche per trovare un po’ di visibilità, fare interviste, fiaccolate e governi ombra, sono problemi suoi, e se ne assuma le responsabilità delle cose fatte e dette (alcune gravi) ai giornali locali. Siamo adulti e maggiorenni.

Ad altri adulti e maggiorenni che invece conosco, magari tirati per la giacca in questa storia magari senza volerlo, suggerisco che alla fine anche “il troppo stroppia”, tanto per ricordare un altro famoso detto toscano. Dopo un pochino, c’è da considerare anche il rispetto per i simboli di chi crede. Per fortuna chi è intelligente l’ha già capito da sé, e ha smesso.

Comunque, passata la buriana, lo sparticque non sarà tra chi era a favore o contro una cosa, ma tra chi era sincero e chi no. E tra sinceri, anche se si è battibeccato, prima o poi un canale di comunicazione si apre. Chi vuol far casino per altri scopi, si accomodi pure: a me non interessa. Lasciamoli continuare a  dare cazzotti all’aria, al massimo chiapperanno qualche mosca fuori stagione.

Mi si chiede perché il Pd di Sarteano non abbia detto nulla. Ma io credo che chi vive il messaggio originario di Gesù Cristo, forse vuole dalla politica (anche locale) altre risposte che non commentare il perché la soprintendenza abbia detto di no alla croce illuminata… ma come si lotta contro la povertà, la disuguaglianza e si sostengono le persone sole ed emarginate. Anche con i pochi mezzi che si hanno nell’amministrare un piccolo comune.

Su questo terreno accetto la sfida, da persona di sinistra quale mi ritengo. O meglio: chiedo un aiuto a chi vorrà darlo.

Preferisco, da non credente rispettoso, occuparmi di questo, per il minuscolo ruolo che ho e per il poco che posso, piuttosto per partecipare ad una rissa costruita ad arte. Che due minuti fa sorridere, dopo un pochino stufa.

Peace & love.

Forza bambini

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Un bel po’ di tempo fa, ho conosciuto uno scrittore bravissimo di narrativa italiana, uno di quei nomi che ora val bene spendere nelle conversazioni dal tono intellettuale. All’epoca facevo radio, e lui passava da Siena per una presentazione pubblica, e poi per un’intervista alla nostra Facoltà di Frequenza, la radio dell’università. Durante un viaggio in macchina, mentre ci conoscevamo e gli raccontavo le nostre sventure di piccola emittente sgangherata gestita da studenti, mi chiese a bruciapelo: “Sì, ma poi quale lavoro ti piacerebbe fare?”. Voleva aggiungere da grande, ma si fermò prima.

Anche se all’epoca facevo radio, e quello era il mio lavoro (precario), gli risposi: “Mi piacerebbe scrivere”. Io intendevo scrivere qualsiasi cosa, non per forza narrativa, come il mio interlocutore. Anzi, forse intendevo qualcosa di più simile al giornalismo. E lui, che quello faceva – scrivere – ed anche con buon successo di critica, mi replicò alla stregua di Nanni Moretti: “Sì, ma di lavoro vero? …sai, le bollette, i vestiti?”. Ero parecchio duro, non lo capii subito quel che voleva dire.

In questi giorni sono usciti i dati dell’Aie (Associazione italiana editori), sui lettori di libri nel 2014 ed è il solito cimitero vivente. In Italia i lettori sono pochi e calano ogni anno: una specie in via d’estinzione. Dal 43 per cento al 41,4 per cento. Leggono un po’ di più le donne, rispetto agli uomini, e si legge un po’ più al nord che al sud. Il dato che ha campeggiato sulle pagine dei giornali è grosso modo questo “Quasi il 60% degli italiani non legge neanche un libro all’anno”. Forse è colpa degli scrittori, troppo raffinati. E forse siamo un popolo pigro, saccente e poco curioso.

Sul treno hanno tutti la testa infilata negli smartphone, molti meno libri aperti di prima.

Ma non volevo dirvi questo. Il dato bello e che ci rende tutti meno pessimisti, è che i lettori più forti, quelli che mandano avanti la baracca, sono i bambini. Quella tra gli 11 ed i 14 anni è l’unica fascia d’età in cui si legge almeno un libro all’anno. Forse non tutto è perduto.

Chissà se quello scrittore, che continua a scrivere libri bellissimi che nessuno compra, ha fatto dei figli nel frattempo.