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Forza bambini

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Un bel po’ di tempo fa, ho conosciuto uno scrittore bravissimo di narrativa italiana, uno di quei nomi che ora val bene spendere nelle conversazioni dal tono intellettuale. All’epoca facevo radio, e lui passava da Siena per una presentazione pubblica, e poi per un’intervista alla nostra Facoltà di Frequenza, la radio dell’università. Durante un viaggio in macchina, mentre ci conoscevamo e gli raccontavo le nostre sventure di piccola emittente sgangherata gestita da studenti, mi chiese a bruciapelo: “Sì, ma poi quale lavoro ti piacerebbe fare?”. Voleva aggiungere da grande, ma si fermò prima.

Anche se all’epoca facevo radio, e quello era il mio lavoro (precario), gli risposi: “Mi piacerebbe scrivere”. Io intendevo scrivere qualsiasi cosa, non per forza narrativa, come il mio interlocutore. Anzi, forse intendevo qualcosa di più simile al giornalismo. E lui, che quello faceva – scrivere – ed anche con buon successo di critica, mi replicò alla stregua di Nanni Moretti: “Sì, ma di lavoro vero? …sai, le bollette, i vestiti?”. Ero parecchio duro, non lo capii subito quel che voleva dire.

In questi giorni sono usciti i dati dell’Aie (Associazione italiana editori), sui lettori di libri nel 2014 ed è il solito cimitero vivente. In Italia i lettori sono pochi e calano ogni anno: una specie in via d’estinzione. Dal 43 per cento al 41,4 per cento. Leggono un po’ di più le donne, rispetto agli uomini, e si legge un po’ più al nord che al sud. Il dato che ha campeggiato sulle pagine dei giornali è grosso modo questo “Quasi il 60% degli italiani non legge neanche un libro all’anno”. Forse è colpa degli scrittori, troppo raffinati. E forse siamo un popolo pigro, saccente e poco curioso.

Sul treno hanno tutti la testa infilata negli smartphone, molti meno libri aperti di prima.

Ma non volevo dirvi questo. Il dato bello e che ci rende tutti meno pessimisti, è che i lettori più forti, quelli che mandano avanti la baracca, sono i bambini. Quella tra gli 11 ed i 14 anni è l’unica fascia d’età in cui si legge almeno un libro all’anno. Forse non tutto è perduto.

Chissà se quello scrittore, che continua a scrivere libri bellissimi che nessuno compra, ha fatto dei figli nel frattempo.

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