Tre inverni [Better ideas (are flying dogs)]

Tra il 2010 ed il 2012 ci rinchiudemmo qualche nottata con un paio di amici a suonare fino allo sfinimento nel mio casotto in campagna. Tre inverni passarono tra idee mirabolanti, dubbi e sperimentazioni. Il tutto registrato con strumentazioni d’ante guerra. Tipo fare gli effetti speciali 3d di Star Wars con un Amiga 600.

Di quelle serate conserviamo una serie di registrazioni che – ne sono sempre più convinto – non sfigurerebbero tra i b-sides dei Radiohead, o in un’idea di pezzo dei Wilco, dei  Mogwai o in una jam session di qualche band alternative canadese tipo Arcade Fire o Broken Social Scene.

Eppure è rimasto tutto sepolto in poche cartelle dentro ai nostri pc. Peccato. Averci il tempo. Averci voglia. Averci convinzione. E tanti puntini puntini.

In ogni caso, tra i pezzi che abbiamo sepolto in quei mesi là, questo è il più classico, probabilmente, ma il più limato a livello di suono. L’Amiga 600 ogni tanto può sorprendere. Il video è stato fatto in mezz’ora, non fateci caso.  Per il resto, buon ascolto.

Ps: Ah, i tre moschettieri eravamo io, il Narde ed il Pascu. Ora tutti e tre in ben altre faccende affaccendati tra dottorati di ricerca in Svizzera, tenute di miliardari americani in borghi toscani e figli in arrivo.

L’ennesimo post sul tema eterno dei trentenni

30

[post di sociologia da quattro soldi sulle sfighe di noi trentenni, dopo l’uscita del presidente dell’Inps Tito Boeri]
Adoro Zerocalcare, e condivido quasi tutto della sua mezza intervista a la Stampa. Poi però mi chiedo perché a 30anni suonati dovremmo continuare a dare la colpa agli altri del nostro destino. Dovremmo essere noi a caricarci le responsabilità di cambiare le cose. Nella nostra vita, nella società che ci sta intorno, almeno nel nostro quartiere.

Esporsi è faticoso lo so bene, uscire di casa dopo cena per una riunione in un’associazione, per un’assemblea di partito (eresia!), una riunione sindacale è faticoso. Molto faticoso, e qualche aperitivo, facendo così, tocca pure saltarlo… ma è l’unico modo per non poter smetterla di recriminare che la responsabilità è sempre e solo di qualcun’altro.

Tutto questo non basta, per carità: crisi, lavoro e meritocrazia sono temi un po’ più complessi e globali, ma intanto potremmo iniziare a decidere, fare e sbagliare noi, noi trentenni. Senza dare la colpa ad altri. Entrare nel “sistema” (come si diceva al liceo) per cambiare il “sistema”.

Per ottenere risultati, però, serve anche agire in modo collettivo. “Spero che, a differenza di oggi, tempo in cui ognuno si affanna per conto proprio, cercheremo una soluzione collettiva“, dice Zerocalcare.

Ecco, iniziamo.

Oggi, domani, dopodomani.