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L’ennesimo post sul tema eterno dei trentenni

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[post di sociologia da quattro soldi sulle sfighe di noi trentenni, dopo l’uscita del presidente dell’Inps Tito Boeri]
Adoro Zerocalcare, e condivido quasi tutto della sua mezza intervista a la Stampa. Poi però mi chiedo perché a 30anni suonati dovremmo continuare a dare la colpa agli altri del nostro destino. Dovremmo essere noi a caricarci le responsabilità di cambiare le cose. Nella nostra vita, nella società che ci sta intorno, almeno nel nostro quartiere.

Esporsi è faticoso lo so bene, uscire di casa dopo cena per una riunione in un’associazione, per un’assemblea di partito (eresia!), una riunione sindacale è faticoso. Molto faticoso, e qualche aperitivo, facendo così, tocca pure saltarlo… ma è l’unico modo per non poter smetterla di recriminare che la responsabilità è sempre e solo di qualcun’altro.

Tutto questo non basta, per carità: crisi, lavoro e meritocrazia sono temi un po’ più complessi e globali, ma intanto potremmo iniziare a decidere, fare e sbagliare noi, noi trentenni. Senza dare la colpa ad altri. Entrare nel “sistema” (come si diceva al liceo) per cambiare il “sistema”.

Per ottenere risultati, però, serve anche agire in modo collettivo. “Spero che, a differenza di oggi, tempo in cui ognuno si affanna per conto proprio, cercheremo una soluzione collettiva“, dice Zerocalcare.

Ecco, iniziamo.

Oggi, domani, dopodomani.

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