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Tante idee e confuse sul referendum “trivelle”

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Alcuni noiosissimi appunti sul referendum del 17 aprile. Se volessi catturare le simpatie della rete dovrei dire solo che voto SI’ e pubblicare le foto di due gabbiani coperti di petrolio o di un delfino che sguazza felice nel blu del mare. Perdonatemi, ma non ce la faccio.
Posto che sono ancora molto, ma molto indeciso sul tema, butto giù alcuni punti, molti dei quali magari superflui, spero non troppo faziosi:

– il referendum tratta la durata delle concessioni delle piattaforme attualmente attive entro le 12 miglia dalle coste italiane modificata dall’ultima legge finanziaria;

– se vince il sì le concessioni attuali scadranno alla loro scadenza naturale (5-10-20 anni a seconda dei casi), se vince il no o l’astensione le piattaforme continueranno ad estrarre gas o petrolio fino alla fine del giacimento;

– si tratta del primo referendum attivato dai consigli regionali (tutti a maggioranza PD) contro un articolo della legge del Governo del loro stesso partito, e non da un movimento popolare di raccolte firme ecc.;

– la concessione di nuove concessioni di ricerca e coltivazione entro le 12 miglia sono già vietate dalla legge italiana (lo stesso provvedimento del Governo contro cui siamo chiamati a votare) che PER FORTUNA è una delle più stringenti in Europa ;

– attualmente, le concessioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi in mare sono in tutto 69. Solo 35 di queste si trovano entro le 12 miglia. Di queste, 3 sono inattive, 5 nel 2015 sono risultate improduttive e 1 (Ombrina Mare, al largo dell’Abruzzo) è sospesa fino alla fine del 2016. Restano produttive 26 concessioni per un totale di 79 piattaforme marine (off-shore) che estraggono idrocarburi da 463 pozzi sottomarini;

– delle 79 piattaforme, la maggior parte estrae gas, in minima parte petrolio (l’Italia non ne è ricca);

Altre considerazioni (più personali):

– le 79 piattaforme delle quali si sta parlando producono una percentuale bassa ma non insignificante del fabbisogno energetico dell’Italia, il 2-3% forse è paragonabile a quanto serve alla città di Milano, o Roma. Porsi il tema di come verrà rimpiazzato questo fabbisogno poteva essere un argomento di discussione serio? Secondo me sì: si importa più gas da Putin? Più navi petroliere dal Golfo? Oppure si fa più fotovoltaico? Geotermico? Pale eoliche? Impianti a biomasse? Dove? Come? Quanto? (Gli stessi iper contrari alle trivelle poi sono d’accordo sul resto?);

– il conflitto Regioni – Governo poteva essere risolto in casa PD senza andare a referendum, quindi la prima responsabilità di tutto questo marasma, compreso di voi che leggete ed io che scrivo è del mio partito, su questo non ci sono dubbi… ;

– sul tema dell’astensione, è vero che non è mai un bel messaggio quello di non votare, ancor di più se è il Presidente del Consiglio a dirlo, ma è anche vero che non sono elezioni (alle quali si DEVE votare sempre, per me): è un referendum abrogativo  e se i nostri costituenti hanno inserito un quorum nei referendum abrogativi un motivo ci sarà, ovvero che la materia sulla quale si è chiamati alla consultazione deve intercettare o meno l’interesse della maggioranza più uno degli aventi diritti, se non interessa, si desume non fosse rilevante;

– il tema del futuro è la sostenibilità energetica del nostro stile di vita, delle nostre città, delle nostre imprese… l’obiettivo del 20-20-20 va perseguito con forza, ma non credo che la chiave del mettere l’ambiente in contrapposizione con l’energia come è stato fatto in questo casino di propaganda sul referendum sia un modo serio per affrontarlo;

– togliere 79 piattaforme al termine della concessione o all’esaurirsi del giacimento (questo il cuore del referendum) può essere considerato un segnale forte ed un passo un avanti verso la riconversione energetica o un disastro occupazionale (come dicono i sindacati), in ogni caso non cambia la sostanza: dobbiamo favorire il passaggio alle energie rinnovabili se vogliamo dare una prospettiva ai nostri figli, ma non ce la faremo comunque per i prossimi 50 anni, nel frattempo dobbiamo scegliere da chi prendiamo la nostra energia (Russia? Francia? Emirati Arabi? Quatar?) e come si lavora seriamente per favorire la transizione alle sostenibili – REFERENDUM O NON REFERENDUM. Ecco vorrei che tutto quei SI’ poi non diventassero i diecimila NO dei piccoli comitati locali contro eolico, geotermico, fotovoltaico, centrali a biomasse eccetera eccetera;

– questo referendum è stato un fiorire di facili slogan con i delfini e i bambini sulla spiaggia, che credo non sia un metodo corretto di parlare della questione, il tema dell’ambiente sta a cuore a tutti, ma più mi sto informando più mi sembra di essere stato preso in giro. Da una parte petrolieri lacrimevoli e disperati che non pagano un cent di royalties e dall’altra gli allarmismi un o’ ipocriti degli ambientalisti più conservatori;

– ecco: c’è il problema delle royalty, ovvero di quanto le imprese pagano lo Stato italiano per le concessioni, tema vero, che merita di essere affrontato. Sono basse, molto basse e sono d’accordo ad innalzarle, ma questo non c’entra con lo svolgimento del referendum;

– può interessare più o meno i cittadini, ma ultimo tema: tutte le forze politiche di opposizione, dalla sinistra superambientalista, alla destra estrema, passando da Grillo, Meloni, Casapound, Lega Nord e Forza Italia sono per il SI’ (il PD, stranamente è diviso in tre tronconi: l’astensione, il sì, il no), il che mi fa pensare che sia più forte il tentativo di dare una spallata a Renzi che una vera riflessione sul tema e sono ancora più convinto che un referendum su un quesito così specialistico sia fatto male.

Questi punti possono essere tutti oggetto di una lunga discussione, lo so.
Ancora non so cosa farà domenica prossima: se voterò e cosa voterò. Visto che non lo interpreto come un voto per l’ambiente ma su un aspetto davvero minuscolo di tutto il futuro ambientale che abbiamo davanti.
Ho una settimana per rifletterci su.

Spero anche voi.

 

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