LA QUADRIGA INFERNALE ALLA NOTTE DEI GRAMMY AWARDS

Ieri sera – il 12 febbraio –  si è tenuta la 59ª edizione dei Grammy Awards allo Staples Center di Los Angeles, in California, una specie di notte degli Oscar della musica. In mezzo ai trionfi di Adele e Beyonce, le esibizioni di Metallica e Lady Gaga, i tributi a David Bowie e Prince… ho notato un dettaglio che mi ha fatto saltare sulla sedia.

Santigold, un’eccentrica cantautrice e produttrice musicale americana, si è presentata vestita in mondo visione, con il look che vedete sotto. Un vestito rosa di Gucci, con un disegno sul petto che non lascia adito a dubbi: si tratta di una parte della raffigurazione contenuta nella incredibile tomba della Quadriga infernale, del mio paese, Sarteano.

Qua sotto e su questo link, Vogue ne parla (e purtroppo non cita Sarteano).

santigold-vogue

 

Per fortuna lo fanno alcuni articoli e blog che si sono presi la briga di informarsi l’origine di questa diabolica idra a tre teste:

 

Chi è Santigold – che bellamente ignoravo: Santi White, conosciuta con il suo nome d’arte Santigold, è un’autrice, cantautrice e produttrice musicale statunitense. Ha collaborato in questi anni con stelle della musica pop, hip-hop e r’n’b del calibro di Pharrell Williams, Christina Aguilera, Basement Jaxx, Beastie Boys, Kanye West. Da oggi, si candida a testimonial ufficiale di Sarteano  e della nostra storia etrusca.

D’Alema e la cena delle medie

compagni-di-scuola

L’ideona di D’Alema di infierire sulle sconfitte del PD, agitando lo spettro di un partito nuovo, ha attratto la curiosità di alcuni vecchi compagni. Provo a spiegarvi perché, secondo me, si tratta di una tremenda cazzata.

A me, lo dico subito, non piacciono le minestre riscaldate. E nemmeno l’idea di un nuovo Ulivo mi sembra sexy. Ma come si spiega il-nuovo-ulivo ad un ragazzo di 20 anni?

Serve una scossa al PD? D’accordissimo. Serve ripensare cos’è una sinistra moderna in un mondo che cambia alla velocità della luce? Obviously. Serve ridefinire le categorie di chi vogliamo rappresentare, chi sono gli ultimi e i deboli, chi sono quelli trinciati da una globalizzazione selvaggia? Mi sembra scontato e dovremmo – per chi ha voglia – metterci al lavoro da domani. Poi chiamatelo congresso, primarie, circoli aperti, Pippo o Paperino… ma insomma facciamo qualcosa che non sembri una presa per il culo per quegli eroi che ancora fanno la tessera, o solo un espediente per calcolare come riempire le liste elettorali per accontentare la corrente x e y. (Che tanto anche a sto giochino, “come fai fai”, vincono sempre quelli di Franceschini).

Ma non è rincorrendo il passato, che si può pensare al futuro. (Sembra una frase renziana, ma è così).

E’ che se ci pensate bene, questa emozione negli occhi di qualcuno nel rivedere progetti sorpassati dalla storia, ma che per cinque minuti fanno quasi sbandare, mi sembra tanto la situazione delle cene con i vecchi compagni di scuola. Che viene scandita irrimediabilmente da tre fasi:

  1. la prima: passi due giorni a pensare se accettare l’invito o no (se poi ti invita D’Alema);
  2. poi, dopo un po’ che sei lì ed avete rotto il ghiaccio pensi: “però, alla fine pensavo la serata fosse più noiosa, ho fatto bene a venire”;
  3. infine, dopo un paio di bicchieri  di troppo, per tre minuti arrivi a vaneggiare segretamente: “ma guarda come s’è tenuta bene la mia ex compagna di banco…”.

Per tua fortuna, si tratta solo di un attimo di inconfessabile debolezza, figlia di uno strambo incrocio spazio-temporale, del pessimo vino scelto per risparmiare sul conto, ma soprattutto frutto della nostalgia per i bei tempi andati che inconsciamente ti ricordano di quando in testa avevi ancora tutti i capelli (ma non avevi sempre odiato le scuole medie?).

La vera verità è che quella ex compagna di banco di quando eri giovane, ora, a quarant’anni o poco meno, non la rivorresti mai e poi mai ritrovare il giorno dopo, quando suona la sveglia, accanto a te nel letto. Ma nemmeno morto.

Figuriamoci se poi questa tizia ha i baffettini diabolici di D’Alema, “diciamo”.

Quindi no. No grazie, davvero.

Fate voi, ma io no.

PS: oppure, come ha scritto qualcuno, se proprio proponete il ritorno a l’Ulivo, almeno ridateci Friends!