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Lunga vita al Cynar e a Di Battista (Andrea)

Ieri per complicarmi un po’ la giornata volevo commentare la foto del Dibba e avvertirlo che se lascia le bottiglie degli amari ad altezza-bambino – quelle nel mobiletto rosso dell’Ikea sulla destra – ai suoi discepoli dovrà chiedere di spazzare i vetri dal pavimento della stanza, oltre che di fare i fiocchini alle bomboniere.

dibba

Se non si sta attenti, più che “spremute di umanità”, si rischia di avere il pavimento che puzza di Cynar per un mese e pezzi di vetro nei piedini del piccolo Andrea.

Poi, vista la scarsa propensione all’ironia dei suoi fan (leggete sotto il post i linciaggi dei pochi temerari che osano criticarlo) ho lasciato perdere.

Lunga vita al Cynar e a Di Battista (Andrea)!

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Almeno uno skateboard

skate

Sergio Rizzo, l’ottimo giornalista che assieme a Gian Antonio Stella ha dato alle stampe il bestseller “La Casta” (tema dei privilegi della politica è sacrosanto, sia chiaro), il testo che di fatto ha creato i vari Vaffa Day, Grillo, la classe politica come sperpero e fonte di ogni male (anche quelli non suoi) ed è stato, di fatto, il substrato culturale per la vittoria dei 5 Stelle, oggi firma un pezzo su Repubblica, rivolto a Roberto Fico: “Presidente per favore prenda l’auto blu“. Ripeto: “prenda l’auto blu”.

Sergio Rizzo, sceso nella realtà, si è reso conto che si spende meno con un auto di servizio (può essere anche una Punto, non per forza una Maserati) e due agenti, piuttosto che con venti agenti a scortare il santo presidente della Camera che passeggia per Roma per andare al Quirinale, bloccando il traffico di una città già ingolfata. E’ che una volta sono ganze, ma alla lunga le sceneggiate costano, nevvero?

Ps: a Fico, che pure non mi sta antipatico, suggerisco uno Ciao, o almeno uno skateboard!

elezioni · politica · Uncategorized

La “checklist”, ovvero alcuni suggerimenti in vista delle prossime elezioni politiche

checklist

Se vogliamo davvero un paese migliore, prima di addossare la colpa di ogni nostra sfortuna ai nostri rappresentanti (dalla multa, al mal di denti), che non sono altro che una fotografia sempre più nitida del paese reale, prima proviamo a rispondere a queste semplici domande:

  • rispetto le file alla posta, in farmacia o al supermercato?
  • sono puntuale agli appuntamenti?
  • invento o diffondo pettegolezzi su altre persone?
  • faccio bene il mio lavoro?
  • sono leale alla parola data?
  • spreco l’acqua in casa o in giardino?
  • sono educato quando mi rivolgo agli altri?
  • faccio una corretta raccolta differenziata?
  • metto la freccia quando svolto per strada?
  • faccio passare i pedoni che vogliono attraversare sulle strisce pedonali? (ok, anche i cerbiatti)
  • parcheggio correttamente negli spazi consentiti e mai – dico mai- nel posto riservato ai disabili?
  • se uno sconosciuto di colore di una certa età mi chiede qualcosa, gli do del lei come farei con un’altra persona del mio stesso colore della pelle?
  • (continuate voi la lista…)

Ecco se rispondete sì a queste domande – e l’elenco potrebbe continuare – avete il diritto di lamentarvi. Altrimenti, iniziamo prima a cambiare qualcosa di noi stessi, invece che pretendere che a cambiare siano sempre gli altri.

Riflessioni

Ottobre era novembre

History

La presa del Palazzo d’inverno (che fu il nostro 7 novembre, e il loro 25 ottobre), il treno di Lenin che arriva alla “Stazione Finlandia”, “Pace subito e le terre ai contadini”, “Tutto il potere ai Soviet”, le prime parole d’ordine di una storia che ha scandito e condizionato in maniera irreversibile il novecento. Sollevato speranze nella povera gente (poi tradite) e generato oppressione e morte (quanti comunisti ha ucciso il comunismo!). Il testamento di Lenin, le liste di proscrizione scritte da Stalin di suo pugno, gli emissari in Messico e i picconi, i piani quinquennali, i “Soviet + elettrificazione”, la sconfitta del nazismo di Hitler, un paese medievale che diventa la seconda potenza mondiale.

Da piccino, mentre giocavo a pallone e ascoltavo i Nirvana, lessi Trotski e la sua “Rivoluzione tradita e capii che il sogno di un mondo libero dalle disuguaglianze e dalle ingiustizie era diventato presto un incubo feroce, nascosto da un’avvincente propaganda di rosso vestita. Quello che doveva essere il paradiso dei lavoratori, fu invece l’inferno delle verità.

In questi giorni ricorre il centenario della rivoluzione d’ottobre. Ho trovato imperdibile lo speciale di Internazionale con gli articoli dell’epoca del 1917, quando quell’energia rivoluzionaria affascinò comunque il mondo, intellettuali e politici, giornalisti e artisti. La figura di Lenin, le baionette dei bolscevichi, il comunismo di guerra, la caduta senza rimpianti degli zar: tutto visto con gli occhi dell’epoca, da parte di osservatori di ogni paese. Poi mi sono letto due libri.

Il primo è “Buonanotte, signor Lenin” che racconta il viaggio di Tiziano Terzani dentro all’impero russo da oriente verso occidente, proprio nei giorni del ’91. Dal fiume che divide la Cina con la Russia, fino a Mosca, passando per le repubbliche asiatiche. Una testimonianza incredibile di come l’impero fosse già franato da tempo. Di come l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche fosse, almeno in quelle regioni, la prosecuzione del colonialismo zarista sotto altre spoglie. Una modernizzazione industriale impressionante e innegabile raggiunta col sudore e il sangue di tanti deportati, l’ingegneria sociale di Stalin, l’islamismo che rinasce sotto le ceneri del comunismo (la prima statua di Lenin abbattuta negli stati dell’asia centrale è caduta per mano di un mullah e di centinaia di fedeli).
L’altro libro, più recente e geniale, è di Davide Orecchio “Mio padre, la rivoluzione, una storia reinventata dietro la narrativa, l’invenzione linguistica che rimastica un lavoro di rigorosa documentazione storica. Una prova letteraria che mancava al nostro paese da troppo tempo. Una complessa, ingegnosa, stupefacente rilettura del mito della rivoluzione attraverso racconti folgoranti in cui Trotski, in un passato distopico è ancora vivo, il personaggio del partigiano Kim raccontato da Calvino è diventato medico e si occupa delle condizioni di salute degli operai negli anni ’60 del boom economico, mentre Stalin e Hitler vengono trasformati in un’unica persona (“nello sprawl tra Mosca e Berlino”).
Il terzo libro, che forse non uscirà mai, sarà una cosa diversa, che riprende il mito del disfacimento dell’impero sovietico come sfondo di una storia tragicomica (o forse più storie) che niente o quasi ha a che vedere col mito della rivoluzione, ma che in qualche modo lo sfiora. Chissà se riuscirò a finirlo mai e a farmelo pubblicare. In caso, ne riparleremo.

racconto

Il mio primo romanzo

cerbiatti cop

 

No, il mondo della letteratura non ne sentiva il bisogno, ma io un pochino sì. E’ uscito oggi il mio primo – e non so se ultimo – romanzo: “Come cerbiatti sulle strisce pedonali”. Un libro che intreccia molti fili e molte voci, ambientato tra l’Italia e gli Stati Uniti, presente e passato.
L’ho scritto un paio di anni fa, l’ho sepolto nel famoso cassetto, prima di riprenderlo, limarlo, soppesarlo. Alcuni amici lo hanno letto e dato consigli preziosi che non so se ho ascoltato. Alla fine ha visto la luce (grazie alle C&P Adver Effigi Edizioni) e questo per me è già un mezzo miracolo.

Parla dell’avere 25 anni, di sopravvivenza di fronte ai morsi del destino (sì: di resilienza), di amore, morte e vita. Parla anche di Milano e della seconda guerra mondiale, dei concerti dei Dinosaur Jr e delle strade del Maryland, di bombe anarchiche inesplose e lettere mai arrivate a destinazione, dei mondiali del 2006 e di strane feste in maschera. Ma soprattutto della ricerca della verità, come unica arma di difesa nei confronti del male che muove il mondo.


Qui se volete acquistarlo (grazie in anticipo): http://www.cpadver-effigi.com/…/come-cerbiatti-sulle-stris…/ 

A presto info sulla prima presentazione pubblica.
#staytuned
#cerbiatti

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Il grunge e il parco delle Magnolie

Non c’era la rete e nemmeno Napster (figuriamoci Spotify). Per ascoltare i dischi, anzi i cd, dovevi comprarli, farteli registrare su una cassetta da un amico o ordinarli dal catalogo Nannucci. Per essere aggiornato sulle ultime uscite c’erano Rockstar e Rumore, Videomusic ed MTV e qualche amico più informato di te.
Tra le medie e il liceo arrivano le chitarre elettriche. Gli amici che ascoltano il metal. Quelli finiti negli anni ’70. Quelli che soltanto il punk. Quelli che la prog, il resto è banale. Per me c’era la scena di Seattle.
La prima volta che cerco di comprare un disco di quel suono lì scambio gli Spin Doctors per i Nirvana, ma fa lo stesso, li tengo comunque. Poi arrivano Singles e Clercks (i film), i Simpson, Twin Peaks e i Pixies, ma soprattutto il trittico Pearl Jam , Nirvana e Soundgarden. Cornell è il padre nobile con quella voce che fa tremare i muri. Cobain il figliol prodigo, Vedder una specie di santone indiano. Alice in Chains e Stone Temple Pilots fanno da comprimari. Mudhoney e Black Flag per darsi un tono. I Mad Season per intenditori. Smashing Pumpkins (che per illusione ottica vengono inglobati in quella scena, ma non c’entrano nulla), Counting Crows e R.E.M. ci portano in altri angoli d’America.  Altre decine di band che ereditano quel suono lento/forte e testi depressissimi. Per anni li ho suonati dietro la batteria (assieme a tanta altra roba), con amici consapevoli che i palchi di provincia prediligevano il suono classico dei Led Zeppelin e dei Pink Floyd.
Quando seppi che c’era un disco in cui Eddie Vedder e Chris Cornell cantavano insieme cominciai a cercare ovunque, ma i “Temple of the dog” sembravano non essere mai sbarcati in Italia. Dopo qualche tempo, ormai rassegnato, in gita fuori porta, lo trovai per caso in un negozietto vicino piazza Duomo, a Firenze. Tornato a casa li misi a tutto volume nello stereo e mi sembrò il suono più bello del mondo. Mi ricordo perfettamente il momento: ero in ritardo per la partitella con gli amici, alla terza canzone mi ero già cambiato con i pantaloncini e mi toccò scendere per giocare a calcio al parco delle Magnolie (prima che ci fossero tutti quegli alberi) con l’ansia di tornare a casa per finire il disco. L’avevo cercato per settimane e mi era toccato lasciarlo a metà.
Era una giornata di sole, eravamo adolescenti, il grunge era ancora vivo. Il presidente degli Stati Uniti era Bill Clinton, Corrado Guzzanti e la Dandini erano l’unico antidoto ad una tv filo-berlusconiana fin dentro le viscere.
Hunger Strike con quell’arpeggio in Sol sarebbe potuta durare dieci anni e noi lì dentro a dondolarci tra Vedder e Cornell. Senza soluzioni e con un vago senso di ribellione sopita (il movimento No global, Genova e il G8 di lì a poco).
Ecco, spiegato cos’è stato il grunge per chi non c’era: la nostra giovinezza provinciale. Ora che anche Cornell ha fatto questa tremenda cazzata, (pen)ultimo dei cantori della Generazione X, sbuca un capello bianco in più, e un pomeriggio di vent’anni si cancella per sempre.
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LA QUADRIGA INFERNALE ALLA NOTTE DEI GRAMMY AWARDS

Ieri sera – il 12 febbraio –  si è tenuta la 59ª edizione dei Grammy Awards allo Staples Center di Los Angeles, in California, una specie di notte degli Oscar della musica. In mezzo ai trionfi di Adele e Beyonce, le esibizioni di Metallica e Lady Gaga, i tributi a David Bowie e Prince… ho notato un dettaglio che mi ha fatto saltare sulla sedia.

Santigold, un’eccentrica cantautrice e produttrice musicale americana, si è presentata vestita in mondo visione, con il look che vedete sotto. Un vestito rosa di Gucci, con un disegno sul petto che non lascia adito a dubbi: si tratta di una parte della raffigurazione contenuta nella incredibile tomba della Quadriga infernale, del mio paese, Sarteano.

Qua sotto e su questo link, Vogue ne parla (e purtroppo non cita Sarteano).

santigold-vogue

 

Per fortuna lo fanno alcuni articoli e blog che si sono presi la briga di informarsi l’origine di questa diabolica idra a tre teste:

 

Chi è Santigold – che bellamente ignoravo: Santi White, conosciuta con il suo nome d’arte Santigold, è un’autrice, cantautrice e produttrice musicale statunitense. Ha collaborato in questi anni con stelle della musica pop, hip-hop e r’n’b del calibro di Pharrell Williams, Christina Aguilera, Basement Jaxx, Beastie Boys, Kanye West. Da oggi, si candida a testimonial ufficiale di Sarteano  e della nostra storia etrusca.